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Carlo Capasa difende il sistema: il calendario tradizionale è necessario

Carlo Capasa difende il sistema: il calendario tradizionale è necessario

La scorsa settimana Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha rilasciato un’intervista e espresso i suoi pensieri rispetto alla situazione attuale e al futuro delle fashion weeks milanesi. Il suo intervento era necessario, non solo per la sua posizione ma anche per chiudere il cerchio di tutti quei discorsi e tutti quegli interrogativi che, nell’ultimo mese, sono fioriti e hanno prosperato attorno al tema “fashion week”. Capasa ha dichiarato che la CNMI rimarrà fedele al suo DNA e al suo calendario, cercando di tornare – pandemia permettendo – al sistema di presentazione rodato, fatto di quattro eventi l’anno. Nel frattempo, gli eventi usufruiranno delle piattaforme digitali, ma la sua speranza è che già a settembre saremo in grado di tornare ad alcuni, controllati, show dal vivo. 

picture courtesy CNMI, via cameramoda.it

Etichettare le sue decisioni come avventate o poco sensate sarebbe superficiale. Capasa conosce bene il mondo in cui lavora e il suo discorso ci mette in guardia e ci invita alla cautela. Come ha detto lui stesso “in questo momento tutti vogliono cambiare tutto”  ma le decisioni sbrigative non sono secondo lui la risposta giusta. Come avevamo già sottolineato in articoli precedenti, un rallentamento significherebbe in primo luogo una perdita di posti di lavoro, insieme ad un impoverimento generico del settore e, di conseguenza, del mercato. Le ripercussioni sui piccoli nomi sarebbero pesanti e il sistema di produzione, vendita e pubblicità andrebbe in cortocircuito, se privato delle sue tempistiche di lavoro. 

picture courtesy CNMI, via cameramoda.it

Capasa è ben consapevole che un cambiamento deve verificarsi. Durante l’intervista ha parlo di fast fashion e mercato delle influencers, dell’accelerazione eccessiva dei saldi e della svalutazione del prodotto. Il suo discorso però vuole proprio aiutarci a capire i problemi, differenziandoli da ciò che invece funziona ed è bene preservare. La divisione tra moda uomo e moda donna prima di tutto, che secondo lui è bene mantenere separate perchè, semplicemente, “sono due settori diversi, con buyer, rivenditori e produttori diversi”. In egual modo le scadenze che, sempre secondo Capasa, devono restare uguali. Le collezioni vengono presentate e vendute sei mesi prima che i prodotti arrivino in negozio e questo dà tempo ai buyer di decidere cosa comprare e ai giornalisti di fare pubblicità in modo adeguato. Far sfilare le collezioni appena prima che la stagione inizi non può funzionare a livello logistico e si ridurrebbe a puro merchandising. In ultimo, venendo al discorso della sostenibilità, Capasa ritiene che raggruppare le sfilate in singole città, secondo un calendario organizzato, è un modo di ridurre l’impatto invece che aumentarlo. Se tutti i brand organizzassero gli eventi per contro proprio, in località diverse e secondo diversi calendari, è facile comprendere che la situazione sarebbe ben peggiore, con persone e risorse sbalzate continuamente da una parte all’altra del globo.

In definitiva, ci troviamo ancora su un terreno incerto. Il dialogo è comunque il modo migliore per affrontare la situazione e per questo possiamo dire di essere sulla buona strada. E’ importante saper distinguere: ciò che funziona va preservato, ciò che fa difetto va migliorato. Soprattutto, se vogliamo che il sistema venga preso sul serio una volta per tutte, è importante lavorare come sistema, pensando alla moda come un vero e proprio business. Capasa, che è difatti un vero e proprio business man, riassume: “non crediamo nel marketing puro. E penso che i nostri amici francesi a Parigi la pensino allo stesso modo. Il futuro non è marketing, marketing, marketing. E’ creare sogni. Inoltre, non accettiamo il concetto di see now buy now, anche se può funzionare per alcuni marchi”. E aggiunge, in chiusura: “il nostro obbiettivo è cercare di creare le migliori opportunità di espressione per stilisti e brand, che siano digitali o fisiche”. 

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