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“Cosa ci riserva il futuro, in conversazione con Italo Rota”

“Cosa ci riserva il futuro, in conversazione con Italo Rota”

Nel 2020 siamo arrivati ad un bivio. C’è il passato da una parte, con tutta la nostalgia, la bellezza e la cocciutaggine di chi ha vissuto gli anni d’oro del pret-à-porter e fa fatica a lasciarseli alle spalle. E c’è il futuro dall’altra, ancora in corso d’opera. 

Ne abbiamo parlato con Italo Rota, architetto di fama mondiale, che ha indagato le nuove forme di esposizione, ha fatto un viaggio virtuale nel futuro e ne ha dialogato con la scenografa Margherita Palli. Insieme sono stati chiamati per realizzare lo spazio espositivo del Salone Internazionale del Pret-à-Porter Femminile d’Alta Gamma, presentato a Milano lo scorso febbraio. Hanno immaginato nuovi spazi, nuovi valori, nuove convivenze. Si salva quel che si può dal passato, si fantastica su ciò che di nuovo ci riserva il futuro. 

all images here courtesy TheOneMilano

Le domande erano sorte, timidamente, già da un po’. Che consumiamo troppo è sotto gli occhi di tutti, anche di chi finge di non vedere. Siamo anche consapevoli dello spreco delle risorse, dello svuotamento, se vogliamo, di un sistema che perde i valori che ha sempre avuto e si trasforma. Non è per forza una visione negativa: ai valori vecchi se ne sostituiranno di nuovi, più adatti a ciò che stiamo vivendo.  Il passaggio fa male. Capita sempre. Ma porta anche entusiasmo.  

La situazione attuale in cui ci troviamo ha fatto di queste domande stentate la base dell’agenda mediatica di molti, se non tutti, canali specializzati. Il Business of Fashion arriva a chiedersi se, dopo tutto, abbiamo ancora bisogno della moda. Una domanda retorica che però centra il punto: abbiamo sì bisogno della moda – dal punto di vista economico ma anche umano e culturale – semplicemente, non è la moda a cui siamo abituati. E’ qualcosa di nuovo. Viene da sè che i tradizionali metodi di presentazione non possono durare a lungo in questo panorama. 

La Copenhagen Fashion Week è stata la prima avvisaglia di un futuro che coinvolgerà sfilate, fiere ed eventi e andrà a cambiare la moda come la conosciamo oggi, prodotti compresi. Gli ultimi due giorni della Milano Fashion Week hanno dimostrato che il cambiamento è imminente, per un volere più grande di noi e della nostra forza. Come ha riassunto il signor Rota “il covid-19 semplicemente conferma i pensieri pre covid-19”. L’effetto però è inaspettato. “Tutto ciò che stiamo vivendo è fisico: il virus è fisico, le soluzioni sono fisiche, viviamo in un mondo fatto di materia e ora ci stiamo facendo i conti”. Cosa succederà dopo è un’incognita. 

TheOneMilano è un progetto doppio. Da un lato implementa intelligenza artificiale e digitalizzazione per rendere lo showcase accessibile anche a distanza; dall’altro prende ispirazione dai mercati rionali, dall’incontro con il diverso e mette al centro l’emozione e il coinvolgimento sensoriale dello spettatore, quanto di più umano esiste. Le due cose vanno di pari passo. 

Italo Rota lavora con questi temi da circa due anni, in Cina. Per lui è chiaro che passato e futuro devono convivere: “dobbiamo imparare a rendere efficiente tutto ciò che abbiamo realizzato” e aggiunge “in particolare, dobbiamo imparare a sfruttare il surplus: c’è un enorme margine di miglioramento, ed è lì che ciò che già abbiamo e il futuro prossimo si incontrano e collaborano”. Con futuro prossimo Rota intende sostanzialmente due cose: l’intelligenza artificiale e l’architettura sociale. “Vogliamo costruire la metropoli a partire dal corpo delle persone, che diventano esse stesse materiale di costruzione”. Re-umanizzazione della città.

Mai come oggi siamo in un momento prolifico: la crisi può sviluppare la nostra visione e portarci ad utilizzare nel migliore dei modi ciò che già esiste. Lo stesso discorso può, e deve, essere valido per il sistema moda. Per Rota non ha più senso parlare di globalizzazione, anzi. Viviamo in un mondo piccolo e apparteniamo tutti alla stessa specie. La moda diventerà sempre di più qualcosa di personale e intimo, un modo istantaneo per dichiarare al mondo ciò che siamo. “Non siamo più in una logica di massa, ma siamo sette miliardi di individui” e chi vuole restare competitivo in questo nuovo mercato moderno dovrà imparare a lasciare al singolo la possibilità di esprimere la propria individualità come meglio crede. 

Words by Giulia Greco

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