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“DayDream: una favola firmata Valentino”

“DayDream: una favola firmata Valentino”

courtesy @pppiccioli via Instagram

Quando si pensa al significato della moda, ognuno di noi può arrivare ad una risposta diversa. Per qualcuno è espressione personale, per qualcun altro è lavoro, per alcuni è un susseguirsi infinito di tendenze, per altri ancora i vestiti sono vestiti e cos’altro c’è da dire?

La moda è qualcosa di diverso per ognuno di noi, è vero. Ma è quasi impossibile rimanere indifferenti davanti alla maestria di alcuni designer, contemporanei e non.

Valentino, e il suo direttore creativo Pier Paolo Piccioli, rientrano di diritto nella lista degli inconfondibili. Per loro gli abiti non sono mai solo abiti, i colori non sono mai solo colori.

courtesy @pppiccioli via Instagram

courtesy @pppiccioli via Instagram

Due giorni fa Valentino ha celebrato l’apertura del suo nuovo flagship store a Pechino e la sfilata, con i due giorni di eventi che l’hanno circondata, è stato un evento imperdibile, così denso e vibrante da risultare quasi drammatico. DayDream, il nome della collezione, acquistabile in store e online per un tempo limitato. Il Rinascimento italiano da una parte e la tradizione cinese dall’altro. Lo sfarzo, l’opulenza, l’evasione verso mondi di favola e sogno in cui i tessuti cambiano consistenza e diventano ora liquidi ora aerei e ci avvolgono, in modo impalpabile e intenso insieme. La maestria di Piccioli con i colori è ormai risaputa, ma accanto agli attributi soliti la collezione DayDream ci ha affascinato con sapori totalmente nuovi. L’oro e l’argento infatti, diluiti in ricami floreali o in tinta unita con texture preziose (come i guanti in apertura indossati da Adut) ci hanno piacevolmente sorpreso. Espressione completamente riuscita della ricchezza – esterna e interna – della cultura cinese.

A fare da cornice il Palazzo d’Estate, un posto il cui fascino è difficile spiegare a parole.

courtesy @pppiccioli via Instagram

Accanto al sogno quindi troviamo la cultura. Anzi due, lontanissime ma capaci di comunicare. Si fondono, certo, ma rimangono fedeli a sé stesse.

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E poi il lavoro, quello manuale, silenzioso, prolungato e appassionato. Di modellisti, sarti e molti altri ancora, solitamente nascosti ma da Piccioli esaltati e “portati in scena”, letteralmente. Perché il sogno ad occhi aperti del designer si possa avverare, una volta per tutte: mostrare al pubblico la moda per ciò che è, al di là delle opinioni e dei sentimenti personali. Passione e coraggio, tanto lavoro, armonia e capacità di immaginare mondi possibili.

Scorri la gallery per vedere gli outfit dalla sfilata:

Words by Giulia Greco

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