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Fashion History: nascita ed evoluzione del costume di Halloween

Fashion History: nascita ed evoluzione del costume di Halloween

Si avvicina quel periodo dell’anno in cui la sovversione dei canoni del vestire diventa la norma. Il 31 ottobre è da sempre il giorno in cui si può osare ed essere chi vogliamo, nascondendo la nostra identità favoriti dalle tenebre. C’è una speciale elettricità in questo giorno, una ventata di libertà in cui ogni “scherzetto” è concesso. Purtroppo, quest’anno la pandemia da coronavirus porrà sicuramente un freno all’eccesso, ma questo non ci impedisce di riconsiderare le origini della festa e con essa la nascita del costume come travestimento (chiamato fancy dress nella cultura inglese, costume in quella americana).

Siamo ormai abituati ad associare la festa di Halloween alla tradizione americana esplosa nella sua completezza negli anni ‘80, dominata dai travestimenti che si ispirano alla cultura pop. Contrariamente a quanto si possa pensare, la tradizione del costume risale infatti a quasi 2000 anni fa. Gli storici presumono che la festa celtica in onore degli antenati (festival of Samhain), possa intendersi come la celebrazione antesignana di Halloween. Si dice che in questa festa gli dei tornassero ad essere visibili sotto forma di fenomeni soprannaturali, e che alcuni si travestissero con pelli di animali per essere scambiati da divinità e che cominciassero a prendersi gioco degli altri presenti, impegnati ad offrire in omaggio cibo e bevande agli dei (dolcetto o scherzetto?). Solo nell’undicesimo secolo, il cristianesimo ha ripreso la festa del 31 ottobre connotandola di nuovi significati. Halloween deriva infatti da Hallows Eve o il giorno prima di Ognissanti. Il travestimento però rimane parte della tradizione, arrivando così fino ai giorni nostri. Dall’undicesimo secolo fino al quindicesimo, le persone si travestivano da spiriti o demoni, andando di casa in casa a raccogliere dolci e bevande per conto delle divinità. Nella notte governata dagli spiriti, il travestimento era allora solo funzionale al nascondere la propria identità e votato principalmente allo scherzo.

È proprio nel quindicesimo secolo che la festa di Halloween subisce una trasformazione radicale diventando più maestosa, specialmente nelle corti europee. La sua popolarità cresce anche tra i ceti sociali più popolari. Venezia è in questo senso la città del travestimento per eccellenza. Il carnevale veneziano ha radici antichissime, che arrivano fino al dodicesimo-tredicesimo secolo, ma solo nel quindicesimo si diffonde l’uso delle maschere tipiche.  Anche nelle corti inglesi (Tudor e Stuart) e francesi, le maschere veneziane dominano la scena a feste e balli di corte. Tra le maschere e i costumi più in uso spiccavano senz’altro quelle della Commedia dell’Arte, quindi Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre. I costumi più in voga erano quelli raffiguranti monaci, suore e marinai. Nel diciottesimo secolo, gli immigrati irlandesi e scozzesi sbarcano in America ed è qui che Halloween si fa strada, arricchendosi di tante altre tradizioni, credenze popolari, folklore e superstizioni di altri immigrati provenienti dalla Germania, Haiti, e Olanda. La celebrazione americana è in questo periodo fortemente connotata dalle caratteristiche europee, e il travestimento diventa l’elemento chiave necessario ad abbandonare per un solo giorno le buone maniere e le norme sociali sotto lo sguardo degli spiriti di ritorno dal regno dei morti.

Nelle corti inglesi del diciannovesimo secolo, le pratiche sovversive di Halloween sono sostituite dai cosiddetti balli in maschera, delle celebrazioni più eleganti e raffinate che non oltrepassano i limiti del decoro. La Regina Vittoria e il Principe Consorte Albert erano soliti organizzare feste simili, in cui il costume della Regina di Scozia Mary Stuart sembrava essere particolarmente in voga, insieme ai costumi di epoca medievale. È proprio questo il periodo in cui nasce il termine “fancy dress”. 

Dal ventesimo secolo in poi, la festa di Halloween diventa così popolare che subito i mercati iniziano a costruirvi sopra dei veri e propri imperi. Risalente agli anni Venti, è la Collegeville Flag and Manufacturing Company, una delle prime aziende a produrre costumi di Halloween. Si organizzano feste per adulti e bambini, si privilegiano costumi di personaggi ai margini della società, come i pirati, zingari o senza tetto, sconfinando a volte in atti di vandalismo (negli anni ’40 subentra il caso “The Halloween Problem”, che arrivò ad abolire la festa e a sostituirla con il “Conservation Day”). Dopo la Seconda guerra mondiale, le aziende iniziano a pubblicizzare costumi ispirati ai personaggi appartenenti alla cultura popolare e la festa di Halloween entra nelle case di tutte le famiglie americane grazie all’avvento della tv negli anni ’50. 

La passata concezione di Halloween come festa pagana legata alla sfera della morte e degli spiriti passa in secondo piano, soppiantata da tratti più individualistici. I costumi non sono più funzionali alla finzione e al mascheramento dell’identità, quanto piuttosto all’accentuazione di una personalità per un giorno più sbarazzina e leggera. Nonostante continuino ad esistere costumi spaventosi che rievocano molti film horror, quello che oggi va più di moda è un costume dai tratti camp, appariscente e provocatorio, orientato verso l’esibizionismo e l’edonismo, arrecando in alcuni casi effetti disastrosi sull’ambiente. 

E invece Halloween ai tempi del coronavirus? Le maschere, da elemento decorativo a strumento di protezione, sicuramente impongono una riflessione sull’importanza della fisicità e delle interazioni sociali. Forse mai come in questo 2020 potrebbe tornare in voga il costume come travestimento vero e proprio, d’altronde abbiamo già l’accessorio perfetto. 

Cover foto: Halloween pin-up 1940s Ann Miller

 

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