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“Il futuro che vuole Armani si costruisce solo insieme”

“Il futuro che vuole Armani si costruisce solo insieme”

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Tra le tante cose che stanno accadendo in questo periodo, uno dei temi che ci stanno a cuore è il futuro del sistema moda. Che, ironicamente, è così poco preso in considerazione da chiunque altro al di fuori del sistema. Chi non ci lavora nella maggior parte dei casi non sa, ed è questo il motivo per cui le informazioni sono confuse, mischiate ed erronee. 

Chi vede la moda dal di fuori si domanda che senso ha presentare dalle sei alle otto collezioni l’anno. Se il ricambio stagionale, il passaggio di stile e le nuove collezioni sono – sempre – state linfa vitale della moda, quello che è davvero al centro del dibattito è più che altro la velocità sempre più alta di questo circolo. Questo dialogo, intorno alla sensatezza di un ritmo ormai fuori controllo, è nato prima di tutto all’interno del settore. Ora la discussione si è estesa anche ai consumatori stessi, che si sentono sopraffatti dalle novità continue.

Giorgio Armani, tra mega donazioni e provvedimenti, si sta impegnando per utilizzare al meglio questo momento. Ha scritto una lettera al Women’s Wear Daily – une delle riviste di riferimento del settore – che è una lettera di critica più che di  riflessione. Ma è anche una dichiarazione d’intenti. 

“Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più” si legge nella lettera. E continua “Io non voglio più lavorare così, è immorale”. Allo sfogo iniziale segue la strategia vera e propria: la collezione estiva di Armani rimarrà in negozio fino a settembre, e verrà poi sostituita da quella invernale per i sei mesi successivi. Con l’auspicio di un riallineamento con lo scorrere naturale delle stagioni che il sistema moda, come massimo esponente di quella disputa millenaria cultura versus natura, ha negli anni stravolto. 

Per Giorgio Armani la crisi che stiamo affrontando offre la possibilità di un ritorno a ciò che è autentico. Al sistema moda di “prima”. Dopo tutto, il bisogno di autenticità e profondità è un mega-trend che si sta delineando da un po’ di tempo a questa parte. Che non siano solo parole al vento spetta a tutti gli attori del sistema assicurarlo. 

Ma questo è il punto cruciale, il problema di una lettera che sulla carta si presenta ineccepibile ma che poi si scontra con la realtà dei fatti. La velocità della moda, che tutti riteniamo, giustamente, insostenibile, non è un vezzo del settore, ma una caratteristica che si è formata negli anni, per una spinta di mercato che si cercò a suo tempo. Come gestire ora questa enormità (anche e soprattutto dei tanti lavoratori) senza danni?

Le previsioni dicono che non si torna indietro. Non si torna alla vita come la conoscevamo due mesi fa e men che meno si torna alla vita del secolo scorso. Non servono nemmeno le misure drastiche, perchè è irreale – e irresponsabile – pensare di poter fermare un sistema mastodontico come quello del fashion. Le persone che rimarrebbero schiacciate tra gli ingranaggi sono troppe. 

Serve più di tutto dialogo, che è il grande vuoto che la lettera di Armani ha contribuito a sottolineare. Un dialogo di settore, articolato e che prenda in considerazione ogni passaggio. Perchè se un cambiamento di questo tipo dovesse realizzarsi, alla fine di tutto questo, dovrebbe occuparsi tanto dei risvolti a breve termine che di quelli a lungo termine, assicurando la sostenibilità lungo tutta la filiera. 

E serve poi onestà e responsabilità. “Basta con la moda come gioco di comunicazione” rimarca Armani nella lettera e, aggiungiamo noi, basta con la moda come recipiente vuoto di splendore. Noi ci auguriamo che il post Covid sia l’inizio di un nuovo umanesimo e ci auguriamo che la moda, come sistema culturale ed economico, si occupi degli individui in modo nuovo, pensando a sostenerne i bisogni, materiali e non. 

Words by Giulia Greco

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