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Il futuro della moda italiana è sostenibile e digitale

Il futuro della moda italiana è sostenibile e digitale

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Nell’ottavo appuntamento di un ciclo di conferenze dal titolo: “Tempo di Rinascita – Scenari, idee, progettualità”, ideato dall’agenzia di comunicazione DOC-COM, si è discusso del futuro della moda italiana a fronte delle ultime sfide che il settore sta sostenendo a seguito della pandemia. 

È emerso che la moda italiana rappresenta un patrimonio inestimabile per la nazione e che mai come adesso concetti quali sostenibilità, qualità ed accessibilità saranno le colonne portanti del settore.

Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale di CNA Federmoda ha inaugurato la conferenza con queste parole: “Dobbiamo far passare il messaggio che, nel comparto moda in particolare, il concetto di Made in Italy si è arricchito di valori sempre più riferiti all’ambito della responsabilità sociale d’impresa. [….] Il Fatto in Italia interpreta nel mondo non solo i valori di bellezza e qualità dei prodotti, ma anche quelli di una produzione sostenibile dal punto di vista sociale, etico e ambientale. L’Italia può posizionarsi nel contesto internazionale come fabbrica del bello, grazie anche ad una catena di fornitura integrata nei nostri distretti industriali; serve, però, una visione condivisa, un’unità di filiera sulla necessità di riconoscere il valore anche economico delle competenze lungo tutti gli anelli della catena imprenditoriale”.

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Dopo turismo, sport, hospitality ed enogastronomia, questa volta #TEMPOdiRINASCITA affronterà le prospettive e i cambiamenti del settore moda. Giovedì 11 giugno, alle ore 12.00, saremo insieme a:
 Antonio Franceschini – Responsabile Nazionale CNA #Federmoda 
Luca De Albertis – Partner Pix Data Marketing 
Maria Elena Molteni – Direttore responsabile di @luxuryandfinance_official, collabora con @fortune_italia e @pambianconews 
Marco Calzolari – Titolare e Amministratore Unico @kaosofficialpage, @centergross_official 
Claudia D’Angelo – Responsabile Archivio Textile Design, @fondazionefri 
Lorenzo Delladio – CEO e Presidente @lasportivagram 
Marco Morosini – CEO @brandinatheoriginal 
Luca Piani – CEO @duveticaofficial Per partecipare è necessario accreditarsi a [email protected] A presto! . . . #Comunicazione #Moda #60minutes #DOCCOM #digitalconference #conference #conferenze #federmoda #cna #madeinitaly #fashion #style #duvetica #brandina #fashionresearch #kaos #centergross #fortuneitalia #luxuryandfinance #pixdata

Un post condiviso da DOC-COM Creative Thinking (@doccommunication) in data:

Da gennaio 2020 PixData, società di digital intelligence e digital consulting, insieme a KP116.com, ha analizzato il web sentiment relativo alla moda Made in Italy. Ciò che è emerso è che l’ecosostenibilità, qualità e accessibilità costituiranno il futuro della moda italiana.  

Sono state analizzate circa 110 mila conversazioni sul discorso moda e in particolare le risposte dei consumatori, che fanno parte in maggioranza della generazione Z (35,7%) e dei millenials (32,1%). Questi infatti, sono più sensibili alle tematiche ambientali e cercano prodotti di qualità che durino nel tempo. Il loro interesse sulla sostenibilità è però inversamente proporzionale al loro basso potere d’acquisto. La sfida delle aziende è quella di attirare questa porzione di consumatori ad acquisti di prodotti di qualità e al contempo dai prezzi contenuti. Il riuso sembra una soluzione. 

“Esistono ad esempio nuovi business digitali in abbonamento che stimolano il riuso, pongono l’accento sulla redemption del cliente lasciando ampi spazi ai costi di acquisizione, che sappiamo essere la grande criticità degli e-commerce di oggi”, sostiene De Albertis, co-CEO di Pixdata. Un altro cambiamento sarà quello nel settore retail, che diventerà una piattaforma non più concentrata solamente sulla vendita dei prodotti ma sullo storytelling del brand. 

Un’altra voce del coro è quella di Maria Elena Molteni, direttore responsabile di Luxury&Finance. Secondo Molteni il reshoring, l’internazionalizzazione e la digitalizzazione saranno le frontiere della moda post covid-19. “Oggi [il digitale] diventa una necessità”. Non solo per dare vita a gemelli digitali capaci di surfare le onde di una nuova eventuale crisi sanitaria, ma anche per essere sempre più proiettati e presenti nel mondo”.

Marco Casolari, titolare e amministratore di Kaos SpA, ha parlato invece della moda veloce. Secondo lui, il pronto moda è riuscito a gestire la situazione durante il lockdown proprio grazie alla struttura più snella della filiera. “La moda veloce può configurarsi come un modello di business alternativo e vincente per la sua capacità di resilienza, resistenza e di reazione immediata”.

Claudia D’Angelo, responsabile dell’Archivio di Textile Design alla Fondazione Fashion Research Italy di Bologna ha parlato dell’heritage e dell’archivio come chiavi per il futuro: “Io sono convinta che le aziende per crescere debbano riappropriarsi del proprio passato per renderlo vivo, fonte inesauribile di creatività e ricerca, una sicura via di accesso a processi d’innovazione e internazionalizzazione”.

Lorenzo Delladio, CEO e presidente di La Sportiva, azienda di calzature ha invitato a rallentare la produzione. Ci si potrebbe adattare infatti a uno stile di vita più consapevole e lento, che non miri solo al consumismo.Marco Morosini, CEO di Brandina The Original ha invece fatto un appello al governo. L’invito è di considerare maggiormente il settore moda, della cultura e del turismo. Questi ultimi sono stati quelli che hanno subito più perdite a seguito del lockdown e che necessitano di più aiuti e finanziamenti.

Infine, Luca Piani, CEO di Duvetica International, specializzato nella produzione di capispalla imbottiti, ha sottolineato l’importanza della digitalizzazione. “Siamo ormai dentro a un mondo che accelera il contatto tra azienda e consumatore finale e in questo il digitale offre enormi vantaggi, non solo nell’interazione con le persone, ma anche nella revisione e ottimizzazione di processi organizzativi interni senza i quali l’internazionalizzazione e la sopravvivenza in momenti come quello del recente lockdown non sarebbero state possibili”.

Crediti immagine copertina: Condé Nast.com

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