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Il potere della resilienza: in conversazione con Victoria Lacoste

Il potere della resilienza: in conversazione con Victoria Lacoste

Per quest’intervista abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Victoria Lacoste, il cui nome potrebbe far pensare che non ci sia molto altro da aggiungere. Però, contrariamente alle aspettative, l’erede Lacoste si è fatta strada attraverso un percorso diverso, abbracciando la sua passione per il cinema e realizzando i suoi sogni ogni giorno. 

L’attrice e produttrice è davvero ammirevole per il suo senso del dovere, per la sua etica del lavoro e per i suoi onorevoli propositi riguardo all’emancipazione femminile. In questa intervista, Victoria Lacoste ci ha raccontato dei suoi primi passi nel mondo della recitazione e della produzione cinematografica, di come è nata la Edelweiss Productions, la sua agenzia di produzione, quali sono la sua missione e i suoi valori. 

Crede nel potere del cinema e della recitazione di far emergere nuove prospettive sul mondo e sulle diverse culture che normalmente non siamo abituati a vedere sullo schermo. Attraverso il suo lavoro infatti, Lacoste riesce sempre a trovare nuove voci con cui lavorare e far brillare.

Lacoste è sicuramente un nome che riverbera attraverso la storia ed è quasi impossibile non sapere cosa simboleggia nel mondo dello sport e della moda. La tua storia, però, è molto diversa dal percorso tracciato dagli altri prima di te. Puoi dirci un po’ di più su come hai trovato la tua strada? 

L’ho scoperta un po’ per caso. Il marchio in realtà svolge un ruolo importante nel mio interesse per il cinema. Mia madre ha gestito il dipartimento PR di Lacoste per diversi eventi, tra cui il torneo di golf femminile di Evian Masters, dove diverse troupe cinematografiche sono state assunte per documentare l’evento. Mi è capitato di imbattermi in uno del team e stranamente andava bene lasciare che una ragazzina di 13 anni si unisse a loro per 3 giorni.

Non avevo alcun interesse nel golf (la mia nonna paterna mi ucciderebbe se sapesse che l’ho detto), ma mi piaceva andare in giro insieme alla troupe a scovare i posti più belli (a volte illegalmente) da dove riprendere i giocatori. Da quel momento in poi, sono rimasta ancorata a quel sogno. Ogni anno per 5 anni mi sono unita a loro fino al punto in cui è diventata quasi una specie di tradizione. Gli sono ancora eternamente grata per avermi permesso di ammirare da vicino tutto il processo.

Dopo essermi diplomata, avevo già più o meno deciso di studiare recitazione negli Stati Uniti e di inseguire il mio sogno. Alla fine, si sono dimostrati 4 anni molto impegnativi e non sono riuscita a finire gli studi, ho avuto una specie di crisi esistenziale. Ma credo che anche questo mi abbia rafforzato e che mi abbia dato lo slancio necessario per portare avanti la mia visione.

Mi sono trasferita a Los Angeles nel 2018, quando il vento stava iniziando a cambiare e mi sono resa conto che fosse il momento perfetto per portare avanti un’altra prospettiva.
Ed ecco che è nata Edelweiss, dalla volontà di scoprire nuovi orizzonti e attrarre un pubblico diverso.

Hai fondato la Edelweiss Productions, una casa di produzione cinematografica multiforme, che tratta diversi generi filmografici, con sede negli Stati Uniti e in Svizzera. L’obiettivo principale è quello di ampliare i confini ed elevare l’asticella nel settore. In che modo ci stai riuscendo? Sappiamo per certo che l’industria cinematografica può essere piena di incubi di abusi e razzismo. Come riesci a combattere tutti questi problemi dall’interno?

Non direi che ci siamo riusciti pienamente, perché c’è ancora molto da fare, ma mi sforzo di trovare opportunità per le nuove voci e per nuove prospettive. Entrambi i cortometraggi che ho prodotto con Kelsey Bollig, per esempio, offrono prospettive un po’ taglienti ma comunque dei ritratti autentici della moderna esperienza femminile. 

Credo anche che, in virtù dei tipi di progetti che scelgo, ci sia spesso un certo punto di vista sociopolitico che emerge. Non mi imbarco in un progetto con l’intento di fare una dichiarazione politica, ma sono consapevole che attraverso il sostegno di registi emergenti che provengono da diverse realtà, oltre a raccontare storie da una prospettiva femminile più centralizzata, si finisca per offrire nuovi punti di vista.

shot here and cover image by Mike Van Cleven

Hai recitato e prodotto The Fourth Wall (2020), scritto e diretto dalla stella nascente e regista pluripremiata Kelsey Bollig, insieme agli attori Lizzie Brocheré, Jean-Marc Barr e Roby Schinasi. Finora, il cortometraggio ha vinto diversi premi, presentandosi come una delle storie horror più interessanti dell’anno. A parte la storia horror, la tua parte in questo progetto è stata anche molto personale ed emotiva. Hai sostenuto la regista precedentemente coinvolta in un incidente d’auto mentre attraversava la strada e l’hai aiutata a portare avanti il film fino alla fine. Puoi dirci qualcosa di più? Questa è la manifestazione di come con il sostegno reciproco, con forza e resilienza possiamo ottenere qualsiasi cosa. 

La vera eroina della storia è Kelsey. Essere investita da una macchina e poi in qualche modo trovare la forza per dirigere un film in un altro continente, mentre stai guarendo da oltre una trentina di ossa rotte e altre varie lacerazioni è inconcepibile.
Non dimenticherò mai l’estate successiva all’incidente del 2019. Ero ancora in sopralluogo sul posto, pensando che con qualche miracolo saremmo stati in grado di girare l’anno successivo. Ricordo che quasi nessuno credeva che Kelsey sarebbe stata in grado di dirigere il film, figuriamoci guarire almeno in modo da riuscirsi a sedere in aereo. Una sera di agosto mi ha chiamato e ha detto: “Quando giriamo? Sono pronta.” Il mese dopo, è venuta a Parigi per fare un sopralluogo con noi. Portava un bastone, ma anche allora, non lo usava sempre. Considerando che era quasi paralizzata quattro mesi prima, l’idea era assolutamente folle per me. Abbiamo finito per girare il film a novembre, nonostante quasi tutti pensassero sarebbe stato impossibile.

Questo tipo di storia mostra come la resilienza possa aiutare a raggiungere qualsiasi obiettivo, ma ciò nonostante, credo fermamente che Kelsey non sia fatta della stessa stoffa della maggior parte di noi. Scherza sempre sul fatto che potrebbe essere un’aliena e le ho detto che in effetti potrebbe avere ragione.
Scherzi a parte, non smetterò mai di essere fiera di lei. Credo che quella che sembrava solo una tragedia alla fine abbia contribuito alla brillantezza del film. Le sue esperienze hanno alimentato la narrazione con la rabbia che traspare attraverso lo schermo.

Stai lavorando come produttrice esecutiva di un’altra storia horror. Silent Lies si prepara alle riprese estive a Belgrado, e sei anche produttrice esecutiva di un altro lungometraggio in cui interpreterai una escort, che si girerà a Parigi questo marzo. Come stai riuscendo ad organizzare tutto durante questo periodo a dir poco difficile? Il coronavirus ti ha indotto a riconsiderare i tuoi piani? Puoi rivelarci qualcosa in più su questi nuovi progetti? 

Onestamente, lavorare a qualsiasi tipo di progetto cinematografico al momento non è per deboli di cuore. Fare un film è sempre un’impresa un po’ rischiosa, ma aggiungerci una pandemia globale lo rende davvero un incubo.
Abbiamo iniziato a lavorare su Silent Lies prima della pandemia, e dal momento che sono state introdotte le restrizioni di viaggio non siamo riusciti a tornare indietro da quando abbiamo iniziato lo scouting, ed è stato incredibilmente frustrante per tutti noi.

L’idea è arrivata proprio durante le attuali restrizioni. Il direttore (Pascal Arnold), il team, e io abbiamo pensato che invece di aspettare che le cose cambiassero, avremmo preso in mano la situazione e creare una storia che poteva essere girata anche nonostante i limiti imposti dai governi. Il film in sé non riguarda la pandemia, ma sfrutta questo momento come sfondo per mostrare l’incontro dei personaggi durante il primo lockdown.

È un po’ strano pensare che il mio primo film sarà girato durante una pandemia globale, ma credo anche che queste circostanze ci abbiano incoraggiato ad essere ancora più innovativi.

La tua prima produzione per l’agenzia è stato il pluripremiato cortometraggio Asking for a Friend (2019) diretto da Kelsey Bollig. La tua compagnia si concentra molto sulla ricerca e la crescita di nuovi talenti, come è iniziata la conversazione con Bollig?

Asking for a Friend è nata nel 2018 da Kelsey e dalla voglia di riuscire a produrre qualcosa che ci potesse davvero emozionare. Kelsey mi ha chiamato una sera per dirmi che stava lavorando su uno scenario che riguardava un cadavere sanguinante e mi ha chiesto se volevo recitare nella parte principale. Il copione era così divertente e innovativo che non potevo dire di no, ed entrambe abbiamo deciso che dovevamo realizzarlo. L’obiettivo iniziale era quello di mostrare i nostri talenti in modo concreto, ma alla fine il progetto ha preso una piega imprevista, perché non solo ha ottenuto un discreto successo, ma ci ha anche dimostrato che stavamo apportando una visione unica al progetto. La realizzazione di Asking for a Friend ha davvero aperto un intero patrimonio di nuove prospettive e idee e mi ha dato la fiducia per perseguire la carriera nella produzione.

Come riesci a rimanere concentrata sul tuo lavoro durante questo periodo difficile? Hai qualche wellness routine che ti aiuta?

Onestamente, ho la fortuna di essere circondata da persone incredibili che mi incoraggiano continuamente a creare, il che significa che non rimango troppo inattiva, per fortuna.
Per quanto riguarda la mia routine, non ho mai completamente creduto al pensiero tossico “il riposo è per i deboli” perché ho avuto alcuni problemi al college che hanno messo a rischio la mia salute proprio perché non mi fermavo mai. Quell’esperienza mi ha insegnato quanto siano importanti le abitudini salutari e che non si può mai dare per scontato il sonno.
Quando si tratta di sport, mi piacciono soprattutto le attività che mi fanno sudare, come la boxe o il Krav Maga. Bevo molto poco – non per convinzione, ma semplicemente perché ha smesso di piacermi.
In generale credo che in qualità di attrice e produttrice esecutiva, assicurarmi di rimanere sana e felice venga prima di qualsiasi altra cosa. Non posso prendere parte a un progetto se non mi sento completamente presente e sana.

Un altro tuo nuovo progetto è un video musicale per il rapper francese Joeystarr e l’iconica cantante folk francese Dani, in cui non solo sei la produttrice esecutiva ma anche attrice. Cosa ti ha ispirato e ti ha fatto decidere di guidare questo progetto? 

Io e Benoit Ponsaillé, il mio manager (che è stato anche il mio co-produttore in questo progetto) siamo sempre stati grandi fan di Dani, è una figura iconica della cultura francese. Ha recentemente pubblicato il suo ultimo album, “Horizons Dorés”, in cui figura questo duo chiamato KESTA con Joeystarr, che ha rivoluzionato il mondo del rap francese negli anni ’90. La collaborazione tra queste due icone molto diverse ma allo stesso tempo irriverenti era troppo buona per essere tralasciata.

A proposito di video musicali, la moda non è completamente al di fuori del progetto. Hai girato con diversi marchi di moda iconici come Saint Laurent, Yohji Yamamoto, Ray-Ban e Cartier. Com’è il tuo rapporto con la moda? Com’è stato lavorare con questi brand?

Siamo stati davvero fortunati a collaborare con questi brand iconici sul video di Dani e Joeystarr. Ogni marchio presenta la sua essenza unica, e la combinazione di queste ha creato un’estetica meravigliosa, altrettanto unica come lo sono gli artisti coinvolti. 

Ho un rapporto di amore e odio con la moda. In realtà ce l’ho avuta con l’industria della moda per molto tempo, perché sentivo che non fosse inclusiva verso tutti i tipi di corporatura. Di conseguenza, ho smesso di preoccuparmi di come mi vestivo perché non riuscivo ad esprimere me stessa nel modo in cui volevo. Visto il mio passato, l’ironia non mi sfugge.

Tuttavia, le cose stanno cambiando, penso che il settore si stia evolvendo e che ora ci siano opzioni più inclusive di quanto non ci siano mai state prima, il che apre una finestra su moltissime nuove possibilità. Improvvisamente, tutte le cose che ho sempre amato sono di tendenza – speriamo che duri!

 

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