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L’ascesa della moda di seconda mano

L’ascesa della moda di seconda mano

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“Sostenibilità”, “economia circolare” e “riuso”, sono parole che fanno ormai parte del nostro linguaggio quotidiano, che influenzano positivamente moltissime scelte non solo inerenti agli abiti che indossiamo, ma anche alle abitudini alimentari, fino al modo di vivere e concepire gli spazi urbani. 

In questo scenario di creatività diffusa e di nuove esaltanti prospettive, il mondo dell’usato sembra essere tornato alla ribalta grazie a sempre più marchi, anche quelli appartenenti alle sfere più esclusive del lusso, che si stanno impegnando a sperimentare nuovi modi di raggiungere un pubblico più consapevole e attento ai suoi acquisti, cercando al contempo una nuova strada per una produzione sempre più earth-friendly.

courtesy of Gucci

È il caso di Gucci, il leader assoluto nelle campagne di sensibilizzazione e di inclusione per una moda più libera e consapevole, che proprio in questi giorni ha lanciato una partnership con The RealReal, la piattaforma online per la vendita di articoli di lusso usati.

L’idea di Gucci si colloca all’interno di un’iniziativa più grande, la cui promotrice è stata Stella McCartney. La designer inglese, infatti, già nel 2017 aveva saldato una partnership con The RealReal invitando i suoi consumatori alla pratica del riuso per allungare il ciclo di vita del prodotto e ridurre eccessivi consumi.

Dopo Stella è stata la volta di Burberry nel 2019. Il gigante del lusso britannico firmò una partnership con The RealReal, la cui collaborazione non solo permise ai clienti della piattaforma di beneficiare di articoli firmati usati, ma offrì anche una shopping experience personalizzata in uno dei negozi americani Burberry.

In questo caso, Gucci e The RealReal hanno deciso di devolvere il ricavato delle vendite all’organizzazione non profit One Tree Planted a supporto delle opere di riforestazione. Il sodalizio prevedrà la creazione di un nuovo spazio e-commerce interamente dedicato al marchio fiorentino, dove sarà possibile inviare abiti di seconda mano e dove, all’occasione, Gucci stesso potrà inserire alcuni capi. 

Come ha sottolineato Julie Wainwright, CEO di The RealReal in uno statement: “[…] Insieme puntiamo un riflettore globale sulla tema della rivendita, che speriamo incoraggi tutti i consumatori a sostenere l’economia circolare e a ridurre l’impronta di carbonio della moda”.

Sulle orme dei brand che lo hanno preceduto, anche Levi’s comincia la sua avventura del riuso, grazie al lancio della propria piattaforma online per la vendita di jeans usati. Levi’s Second-hand, questo il nome dell’iniziativa, permetterà ai clienti di comprare jeans usati a un range di prezzi che varia dai 30 ai 100 dollari. Inoltre, chi tra i consumatori rivenderà i propri capi riceverà una carta con 15-25 dollari di spesa da utilizzare nei futuri acquisti. 

La decisione di Levi’s, oltre che lodevole, è molto azzeccata, considerando la crescente domanda sul mercato second-hand e, soprattutto, il fatto che per realizzare un paio di jeans vengono impiegate enormi quantità d’acqua e provocate altrettante emissioni di CO2. Per quanto riguarda invece i jeans che non possono più essere indossati, Levi’s sta lavorando con Renewcell, azienda che ricicla fibre di tessuto. 

L’universo degli abiti di seconda mano però non riguarda solo il mondo del lusso; l’Italia sta assistendo ad un revival del vintage in questi ultimi anni, dove decine e decine di piccoli brand, emergenti e non, pullulano per le strade e i market con abiti e accessori usati, o addirittura proponendo collezioni nuove di zecca progettate da materiali di scarto. 

La cultura del second-hand ha decisamente riconquistato l’attenzione che merita e in questo momento di incertezza climatica ed economica rappresenta uno degli strumenti più validi e effettivamente attuabili per contrastare l’inquinamento e le emissioni di CO2, oltre che favorire un’economia circolare e diffondere comportamenti positivi a beneficio della comunità e del pianeta.

Crediti copertina: The RealReal

 

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