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Le aziende di moda si schierano contro il razzismo

Le aziende di moda si schierano contro il razzismo

Continuano le proteste contro il razzismo in risposta agli ultimi tragici atti di violenza della polizia statunitense nei confronti degli Afroamericani. La morte di George Floyd, avvenuta il 25 maggio 2020 sta scuotendo il sistema, provocando un’ondata di proteste antirazziste la cui eco sta sollecitando molti altri Paesi a prendere una posizione.

Così, anche le aziende di moda americane si stanno schierando a favore delle lotte antirazziste, con messaggi e segnali di protesta che si spera possano arrivare al centro del problema e avanzare soluzioni immediate e definitive.

È il caso di Amazon, Nordstrom, Marc Jacobs, Adidas, Nike e molti altri influencer e creativi del mondo della moda, uniti sotto lo statement del Black Lives Matter

Tra i messaggi dei player della moda figura quello di Pete Nordstrom, Chief Brand Officer del marchio e del CEO Erik Nordstrom: “L’uccisione ingiusta di qualsiasi individuo non può essere tollerata. La questione della razza e delle esperienze di così tante persone di colore non possono essere ignorate. Rendere chiara la condanna di questi atti di violenza è un dovere verso i nostri dipendenti, i nostri clienti e le nostre comunità. Questi atti rappresentano un oltraggio ai diritti umani e non possono trovare spazio nelle nostre comunità o nel Paese, e certamente non a Nordstrom.”

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Let’s all be part of the change. ⠀ ⠀ #UntilWeAllWin

Un post condiviso da Nike (@nike) in data:

In segno di protesta, la Nike ha modificato il suo storico slogan “Just Do It”, in “For Once, Don’t Do It”, in un video pubblicato sui canali social del marchio, che recita: “Non far finta che non ci sia nessun problema in America. Non voltare le spalle al razzismo. Non accettare che vite innocenti ci vengano tolte. Non creare altre scuse. Non pensare che questo non ti riguardi. Non devi rimanere in disparte e stare in silenzio. Non pensare di non poter essere parte del cambiamento. Tutti dobbiamo far parte del cambiamento.”

Ha sollevato un po’ di critiche, invece, lo statement di Virgil Abloh, che aveva caricato un video (in seguito cancellato) sul suo account Instagram in cui si vedevano gli atti di vandalismo compiuti in un negozio di Round Two, il rivenditore di prodotti streetwear fondato da Sean Wotherspoon. Il designer aveva poi dichiarato che è per atti come questi che lo streetwear è morto. Tali dichiarazioni hanno suscitato un po’ di controversie; c’è infatti chi sostiene che Abloh sia più preoccupato per i suoi prodotti di moda che per le vite stroncate. A queste affermazioni Abloh ha risposto postando uno screenshot della donazione a favore di un Fondo per le Cauzioni di Miami per un totale di 50$.

Un gesto che continua a far discutere. In molti hanno notato che il prezzo di una maglietta firmata Abloh non arriva nemmeno a quella somma. In ogni caso, il direttore creativo di Louis Vuitton e di Off White ha poi riformulato le sue opinioni con un lungo post su instagram. Infatti, ha specificato che la donazione di 50 dollari era solo una parte di un totale che ammonta a 20.500 dollari. Tale somma è sempre destinata ai Fondi per le Cauzioni. Ha poi dichiarato che di certo il suo contributo non finirà qui.

Si sono aggiunti al coro dei messaggi di solidarietà e presa di posizione anche Tory Burch; Pyer Moss designer Kerby Jean-Raymond; Marc Jacobs; Jhoan Sebastian Grey; jewelry brand Catbird; Zac Posen; Ty Hunter; Diane von Furstenberg; Norma Kamali; and Alexander Wang. Ganni, Biossance, Lululemon hanno donato $100000 a varie organizzazioni, Anastasia Beverly Hills ha donato $1m, H&M $500000.

Intanto, sia Adidas che Nike, Nordstrom, Walmart e Target hanno temporaneamente chiuso i loro store in segno di protesta.

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