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Le perdite della moda italiana nel primo trimestre

Le perdite della moda italiana nel primo trimestre

Il sistema moda è uno dei settori più colpiti dalla pandemia da coronarivus. E mentre la ripresa sarà probabilmente lenta, l’Associazione Sistema Moda Italia (SMI) che rappresenta il 55% di Confindustria Moda, ha presentato un report sull’andamento del settore. Ciò che è emerso è che il sistema ha perso oltre 3,5 miliardi di euro in fatturato nel primo trimestre del 2020.

Tra le tante informazioni raccolte, alcuni dati sembrano essere preoccupanti; tra le aziende partecipanti allo studio, il 49% ha dichiarato un calo degli ordini tra il 20% e il 50% rispetto all’anno precedente. Anche l’esportazione, che rappresenta sempre una vasta porzione del settore del tessile-abbigliamento potrebbe scendere del 20%, causando una perdita che vale circa 6 miliardi di euro. Ovviamente, questo blocco potrebbe avere ripercussioni sulla filiera produttiva, che potrebbe registrare una perdita che va dai 7 ai 9 miliardi di euro in fatturato.

Il 13% delle aziende sottoposte allo studio ha dichiarato di aver convertito la loro produzione fabbricando sistemi di protezione personale, tra cui mascherine e camici. Una conversione che potrebbe tornare ancora utile visto il grande bisogno di tali strumenti.

Una grave conseguenza di questa decelerazione è anche quella che riguarda i dipendenti; infatti, circa il 95% delle aziende ha dichiarato di aver fatto ricorso ad ammortizzatori sociali, tra cui la cassa integrazione. Tali misure hanno interessato circa l’80% dei dipendenti per il 65% delle aziende. 

Ciò che gli imprenditori accusano maggiormente è il danneggiamento del rapporto con i clienti, delle relazioni tra le diverse aziende coinvolte nella filiera produttiva, che ha fatto emergere anche degli abusi da parte delle aziende più consolidate e più grandi che godono di maggior potere grazie alla loro posizione avvantaggiata. A seguire i problemi finanziari, quelli relativi alla liquidità e alla burocrazia.

Il presidente della SMI Marino Vago ha infine sottolineato la mancanza di unità delle aziende, che spesso si muovono secondo criteri personali, non considerati in armonia e coesione.  

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