Now Reading
London Fashion Week: ecco com’è andata la prima edizione digitale

London Fashion Week: ecco com’è andata la prima edizione digitale

https://www.instagram.com/tv/CBbSxcQJZzl/https://www.instagram.com/p/CBfy-FSDLLM/https://www.instagram.com/tv/CBV5bRWBCUQ/?utm_source=ig_embed

La prima London Fashion Week digitale si è conclusa e ha lasciato indietro opinioni contrastanti. C’è chi ne è uscito entusiasta e chi invece storce il naso. Sicuramente, l’evento è stato un esperimento più che un format definitivo e il lavoro da fare è ancora tanto.  E’ indubbio però che abbia lasciato qualcosa su cui riflettere. A noi spettatori casalinghi prima di tutto, ma anche (e forse in misura maggiore) ai grandi nomi del fashion system, che invece sono stati i grandi assenti. 

Il fatto stesso che l’evento si sia tenuto, nonostante tutto, è un messaggio potente, e in questo caso l’assenza ha attirato l’attenzione più che la presenza.  Molti dei nomi più importanti della London Fashion Week, tra cui Burberry e Victoria Beckham – solo per citarne alcuni – non hanno preso parte al panel: la loro assenza si è fatta sentire e speriamo di poter vedere presto le loro collezioni. D’altro lato, designer emergenti e piccoli marchi hanno avuto la possibilità di “occupare” lo spazio, dimostrando spirito di iniziativa e creatività, portando a termine i loro progetti nel bel mezzo di una pandemia. Dopo tutto, queste sono proprio le caratteristiche che davvero contano per un brand contemporaneo, specialmente se emergente. Creatività, volontà, flessibilità e forse anche un pizzico di spensieratezza, mettendo al primo posto, sempre, la necessità creativa di esprimere idee – seppur in maniera imperfetta e sperimentale. 

E’ vero dunque che la London Fashion Week è stata più che altro all’insegna dell’arte, nel senso generale del termine. Gli abiti proposti e le collezioni presentate sono state poche rispetto al solito, mentre hanno trionfato altri tipi di contenuti. Short movies, documentari, talks e Q&A. A seconda di come la si guarda, questa London Fashion Week può sembrare snaturata e priva della sua stessa ragion d’essere, o, al contrario, la manifestazione di cui avevamo bisogno.  Con tutte le lotte sociali e ambientali che stiamo affrontando in questo momento, sarebbe stupido pensare ad una fashion week che sia solo una fashion week. Così come sarebbe stupido aspettarsi la stessa fashion week del passato – sebbene il passato equivalga in questo caso a quattro mesi fa appena. Quindi, come sempre nel fashion system, vince chi sa vivere nel presente, cogliendo ogni possibilità di esprimersi e comunicare. 

Tra i designer che hanno preso parte al panel c’è Hussein Chalayan che, in conversazione con Elise by Olsen, ha raccontato della sua vita in quarantena e, soprattutto, dei nuovi bisogni spirituali e non, di cui il mondo della moda ha bisogno. Tra questi un rallentamento generale, che porterà a collezioni più profonde e ben fatte – proprio come quelle con cui Chalayan ha lasciato tutti a bocca aperta negli anni ’90. 

Marques’ Almeida ha lanciato la sua nuova linea reM’Ade, che ha presentato tramite un documentario. Il format gli ha permesso di portare in scena il processo creativo, dalla A alla Z, che nel caso di reM’Ade è particolarmente importante. La linea infatti propone design originali firmati Almeida, tutti esclusivamente realizzati con materiale di riciclo proveniente dagli stock inutilizzati del brand. 

Un altro documentario imperdibile è firmato Osman Yousefzada e ci racconta della vita delle donne che, in Bangladesh, realizzano i vestiti venduti in tutto il resto del mondo. La loro visione della moda è quanto di più distante ci sia da quella di chi vive nel mondo occidentale e, come il documentario mostra alla perfezione, questo è un argomento con molti passaggi oscuri, ancora non totalmente compreso e, purtroppo, spesso accantonato.

Preen by Thornton Bregazzi ha scelto uno short movie per la nuova collezione, e così ha fatto Roksanda. Dallo schermo escono immagini ispirazionali nate durante il lockdown. Mulberry dal canto suo ha collaborato con  Låpsley, cantante inglese giovanissima che mixa pop e alternative in modo brillante. La presentazione, coma la collezione del marchio, è dedicata proprio al Regno Unito e alla sua capitale, Londra, la cui freschezza è tutta particolare e ancora straordinariamente viva oggi.

https://www.instagram.com/p/CBbZ-Z6loLt/

Infine, a celebrare proprio la rinascita dopo il lockdown, c’è stato il progetto My Non-Essential. Composto da brevissime riprese amatoriali, realizzate dagli intervistati (un insieme di personalità del fashion system), racconta di quei posti non essenziali, che però ci sono mancati tantissimo durante la pandemia. Ognuno di noi ne ha uno e, per noi, questo è un po’ la fashion week. Che sia a Londra o in un’altra città, che sia virtuale o no, abbiamo bisogno di questo bizzarro settore.

View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

 

"more than a fashion magazine"

 

 

LATEST S.R.L.S. | P.IVA - CF 15126391000 | REA Roma RM-1569553

Raimondo Scintu 78 street, 00173 Rome, Italy | +39 351 8463006

 

Scroll To Top