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Matrimoni: il business miliardario in crisi

Matrimoni: il business miliardario in crisi

L’incertezza sulla ripresa delle industrie all’alba della fase 2 si avverte anche nel fiorente business dei matrimoni, che ha subito una brusca interruzione a causa della pandemia. Molti infatti sono stati i matrimoni cancellati, con la conseguenza perdita economica da parte degli addetti ai lavori e la disillusione di coppie che rimangono ancora in dubbio su quando sarà possibile organizzare le nozze e soprattutto con quali termini e condizioni. 

La catena di questa crisi è lunga, perché molte sono le figure professionali in bilico che lavorano in questo settore, portando un ricavo di circa 40 miliardi di euro l’anno solo in Italia. A questo proposito sono stati fatti numerosi appelli al governo da parte di stilisti e imprenditori, che chiedono provvedimenti e regole per poter riprendere al più presto e in totale sicurezza le loro attività. 

Tra questi spicca l’appello di Carlo Pignatelli, titolare dell’omonimo brand di abiti da cerimonia maschili. La sua azienda, con base a Torino, possiede oltre 350 punti vendita in tutta Italia, nel 2019 ha fatturato circa 20 milioni di euro e rappresenta il 20% della quota del settore cerimonia e bridal di lusso della nazione. 

dress by Pronovias, photography by Francesco Russotto | courtesy @martaforgione

Secondo Pignatelli, alcune dinamiche del settore cambieranno inevitabilmente, tra queste c’è sicuramente la volontà del consumatore di pensare anche oltre alle nozze, magari optando per un abito che possa essere riutilizzato anche a seguito del matrimonio, quindi preferendo tagli più classici e versatili. A questo si collega poi la volontà di rivisitare il calendario bridal, includendo maggior rispetto e considerazione per la filiera produttiva, al cui interno figurano numerosi artigiani che in questo periodo più che mai vanno salvaguardati. L’imprenditore è poi passato ai numeri, dichiarando che secondo Confcommercio circa 270mila imprese rischiano di non riaprire, con la conseguente perdita per tutta l’Italia in patrimonio culturale e tessuto sociale: “Le misure messe in campo dall’esecutivo devono essere immediatamente operative, perché in questa emergenza la tempestività è fondamentale e fa la differenza tra il rimanere operativi oppure no.”

Flowers by Flority Fair, photography by Francesco Russotto | courtesy @martaforgione

Come Pignatelli, anche lo stilista napoletano Gianni Molaro ha parlato della necessità di una ripartenza, sottolineando quanto questo business sia fortemente dipendente da tante piccole e grandi imprese, che costituiscono buona parte dell’artigianato italiano: “Io voglio solo ricordare che i mobilifici, nell’anno 2018, hanno fatturato 7,5 miliardi, di cui 4 miliardi in Italia, ma va considerato che il 90% dell’arredamento viene acquistato da future coppie di sposi. Sempre nel 2018 i fiorai italiani hanno fatturato 5 miliardi, provenienti per la maggior parte dai 196mila matrimoni celebrati. Ma non solo, i matrimoni da sempre rappresentano un indotto a cui collaborano numerose altre maestranze.” Tra gli altri business citati spiccano le imprese dedicate alla creazione di bomboniere, i gioiellieri, fotografi, musicisti e il settore turistico per le mete dei novelli sposi.

La richiesta al governo riguarda quindi non solo volgere l’attenzione allo svolgimento della cerimonia, che comunque necessita di essere regolamentata, ma anche a tutto quel sistema di imprese, artigiani, artisti e stilisti che contribuiscono al patrimonio culturale ed economico del paese.

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Marta Forgione - president, chief editor

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