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La celebrities si schierano con le donne migranti

La celebrities si schierano con le donne migranti

Quest’anno, i casi di violenza domestica sono tragicamente aumentati. Ad aggravare la situazione è stata proprio la pandemia da COVID-19, che ha provocato un severo e lungo lockdown in tutto il mondo. 

Refuge, l’associazione benefica inglese per la violenza domestica ha riportato dati agghiaccianti. Si registra infatti un aumento del 66% di richieste d’aiuto sulla linea telefonica National Domestic Abuse Helpline e un picco del 950% di visite sul sito dell’associazione. 

In questo momento in Gran Bretagna si valuta l’approvazione del Domestic Abuse Bill, una legge che prevede dure sanzioni per i colpevoli e protezione per le vittime. Nel frattempo, una schiera di attrici e attori tra cui spiccano Judi Dench e Keira Knightley stanno aderendo ad una petizione che chiede leggi più severe e maggior protezione per le donne migranti vittime di violenza domestica.

Nel dettaglio, la campagna di sensibilizzazione con Amnesty International prevede la garanzia che le donne che subiscono violenze siano a tutti gli effetti considerate delle vittime senza passare per il dipartimento immigrazione (e quindi attraverso terribili sanzioni che includono l’incarcerazione o la deportazione). Inoltre, richiede che queste donne giovino della protezione assicurata alle vittime senza che si consideri il loro status. Al momento infatti, ci sono alcune donne che non giovano di assistenza sociale o non sono ancora assegnate ad alloggi sociali proprio a causa della mancata regolarizzazione dello status migratorio.

La petizione conta anche le firme di Paloma Faith, Adwoa Aboah, Olivia Colman, Thandie Newton e Gillian Anderson. Una volta firmata sarà poi presentata a Priti Patel, il ministro degli Interni.

La situazione è invece diversa in Galles, dove durante la pandemia le donne migranti sono state collocate in alloggi sociali. È proprio in questo scenario che il movimento Step Up Migrant Women diventa cruciale. 

Crediti copertina: The New York Times

 

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