Progettare attraverso le culture: Intervista al designer di prodotti e UX/UI Daren Cheng
Daren Cheng è un product e UX/UI designer interculturale il cui lavoro fonde una profonda consapevolezza culturale con un occhio attento alle sfumature emotive e all’usabilità. Nato e cresciuto in Cina e ora residente negli Stati Uniti, la logica progettuale di Daren è plasmata da una ricca intersezione di filosofia orientale, narrazione visiva e pensiero sistemico incentrato sull’uomo. I suoi progetti premiati sono stati riconosciuti dai French Design Awards, dai London Design Awards e dagli International Design Awards. Ognuno di essi riflette la sua convinzione che il design non si limiti a risolvere i problemi, ma costruisca ponti tra esperienze, identità ed emozioni.
Mentre il design diventa sempre più globale, il suo lavoro ci ricorda il potere silenzioso dell’empatia culturale nel dare forma a prodotti che non solo funzionano bene, ma sono anche intuitivamente familiari. In questa conversazione, Daren condivide le storie e le prospettive che guidano il suo approccio odierno.
Cosa ti ha attirato per la prima volta, nel mondo del design?
Non ho iniziato con il chiaro obiettivo di diventare un designer. Sono sempre stata curiosa – smontavo le cose, esploravo la fotografia e il disegno – ma è stato un progetto comunitario alle superiori a cambiare la mia visione. Stavamo creando materiali per gli anziani e ho capito che il design poteva chiarire, confortare e connettere. È stato quello il momento in cui ho visto il design come uno strumento umano, non solo artistico.

Essendo cresciuto in Cina e avendo vissuto negli Stati Uniti, in che modo la tua esperienza interculturale ha plasmato la tua prospettiva di designer?
Crescere in Cina mi ha insegnato a pensare per sistemi, rituali e significati condivisi; vivere negli Stati Uniti mi ha portato a conoscere l’espressione individuale e la diversità. Insieme, mi hanno insegnato non solo a progettare per l’inclusione, ma anche a tradurre le logiche culturali. In Glowtopia, per esempio, abbiamo permesso agli utenti di personalizzare i significati dei colori perché il rosso non ha lo stesso significato ovunque.
Glowtopia, il tuo progetto premiato ai London Design Awards, fonde la tecnologia della casa intelligente con i principi tradizionali del Feng Shui. Qual è stato il tuo processo creativo per tradurre concetti astratti in funzioni utilizzabili?
Abbiamo iniziato identificando gli schemi del Feng Shui e dello Zi Wei Dou Shu – direzione, flusso di energia e ritmo – e mappandoli ai comportamenti moderni. Ciò significava utilizzare la disposizione, la luce e la tempistica per favorire il benessere. Il risultato è stato un’interfaccia a “bussola intelligente” e raccomandazioni personalizzate che hanno dato l’impressione di essere radicate ma moderne.

Il tuo interesse per il cinema, l’arte e la pittura: in che modo queste passioni creative influenzano il tuo approccio al design dei prodotti digitali oggi?
Mi hanno insegnato a vedere l’umore e il ritmo come parti fondamentali dell’interazione. Il cinema mi aiuta a strutturare il flusso degli utenti come una storia; la pittura mi ha insegnato come il colore e lo spazio plasmino la percezione. Questi strumenti mi permettono di costruire esperienze digitali intuitive ed emotivamente consapevoli.
Come vede il ruolo dei designer come registratori culturali?
Il design registra il modo in cui le persone vivono e si relazionano. Ogni decisione di design dà forma a ciò che vediamo come normale o desiderabile. Cerco di intrecciare tradizioni, memoria ed emozioni per mantenere visibile la struttura umana, anche in un mondo di tecnologia standardizzata.
Sors, la tua app finanziaria per gli studenti internazionali cinesi, vincitrice di un French Design Award, affronta sfide sia pratiche che culturali. Come hai determinato le caratteristiche più importanti per i tuoi utenti?
Abbiamo progettato Sors non solo per la funzionalità, ma anche per riflettere le realtà culturali degli studenti cinesi all’estero. Molti hanno dovuto affrontare l’ansia finanziaria non solo per la logistica, ma anche per la scarsa familiarità con i sistemi. Abbiamo creato funzioni come le richieste di risparmio per le vacanze e i tag personalizzati per rendere la pianificazione finanziaria più familiare e meno stressante.

Hai lavorato a Patch, una piattaforma incentrata sulla diversità e sull’inclusione dei team remoti. Secondo te, cosa fa sì che un’esperienza digitale sia davvero inclusiva?
L’inclusione è una questione di struttura, non solo di intenzioni. Su Patch, abbiamo progettato check-in basati sulle emozioni e stili di comunicazione flessibili, in modo che persone con personalità o norme culturali diverse potessero partecipare comodamente. L’inclusione non riguarda il controllo dei risultati, ma l’apertura di uno spazio che permetta alle persone di presentarsi in modo autentico.
Patch enfatizza l’inclusione, la comunicazione e l’equità emotiva nei team remoti. Quali decisioni specifiche di progettazione hanno contribuito a dare vita a questi valori?
Abbiamo creato funzioni che supportano il feedback, la visibilità e la crescita, come gli strumenti per i suggerimenti anonimi, gli obiettivi di sviluppo personale e un cruscotto “emotional pulse”. Questi strumenti hanno contribuito a creare un senso di presenza e di responsabilità per i membri dei team remoti.

Di recente hai diretto il design UX di articuler.ai, una startup che si occupa di comunicazione alimentata dall’intelligenza artificiale. Come vedi l’evoluzione del rapporto tra intelligenza artificiale e design?
L’intelligenza artificiale sta passando dal supporto alla collaborazione. In articuler.ai, il nostro sistema non si è limitato ad automatizzare, ma si è adattato al tono e alle abitudini degli utenti. Questo cambia il modo in cui progettiamo: ora dobbiamo guidare la fiducia, la trasparenza e la collaborazione. I progettisti non dovranno solo creare interfacce, ma anche la logica che sta alla base del comportamento delle macchine.
Che consiglio daresti agli stilisti emergenti del settore?
Rimanete curiosi e riflessivi. Padroneggiare gli strumenti è fantastico, ma imparare a pensare, a inquadrare i problemi e a raccontare la propria storia è ancora più importante. Non affrettatevi a realizzare i progetti: prendetevi del tempo per estrarre il significato e condividerlo. È così che il vostro lavoro acquista spessore.
