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Covid-19: il fast fashion cambierà il suo business model?

Covid-19: il fast fashion cambierà il suo business model?

La netta ed improvvisa chiusura di negozi a causa della diffusione del coronavirus sta mettendo a dura prova sia i piccoli retailer che i giganti del fast fashion, i quali iniziano a soffrire della mancata liquidità e dell’accumulo di merce invenduta in magazzino. La crisi, che sta investendo tutto il settore moda su più livelli, costringe i player del fast fashion a riconsiderare il loro modello di business per sopperire alle perdite subite. 

Già a metà marzo il gruppo Inditex, punto di riferimento del fast fashion, ha annunciato di aver subito perdite considerevoli e come questo anche il gruppo svedese H&M ha visto le sue vendite crollare del 46% proprio a causa della chiusura di circa il 70% dei suoi store. 

L’agenzia di rating Moody’s ha dichiarato che molte attività non alimentari subiranno un crollo finanziario e per alcune di loro potrebbe essere fatale, specie per chi non possiede un’attività e-commerce robusta: “Sebbene la maggior parte dei distributori disponga di liquidità sufficiente per resistere a una breve interruzione dell’attività, vi è incertezza sulla durata delle restrizioni e sulla capacità delle imprese di preservare questa disponibilità di cassa, se le misure di blocco degli scambi commerciali venissero prolungate”.

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Vittime di questa brusca sospensione delle attività sono anche le fabbriche del Bangladesh, che hanno visto centinaia di migliaia di lavoratori perdere il posto proprio per via della cancellazione di ordini da migliaia di dollari. 

Secondo Céline Choan, esperta di moda e distribuzione dello studio Kea & Partners la produzione subirà un calo, dovuto principalmente ai flussi di merci slittati nel tempo, alla riduzione di ordini per la stagione invernale e alla proiezione degli ordini per il 2021, anch’essi potenzialmente limitati. Il cambiamento più radicale, secondo la Choan, sarà il variabilizzare i costi, una sfida molto complicata specie per un settore fatto di costi fissi che comprendono salari, affitti e ordini. 

Quello che appare più certo, è che i brand che hanno puntato alla creazione di emozione e significato sconfiggeranno con maggior successo la crisi rispetto ad altri. 

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